Quartiere Prati
30 minuti a piedi
Prati è uno dei quartieri umbertini di Roma più affascinanti; è stato così già dalla sua nascita subito dopo la presa di Roma. Parte del suo successo è certamente dovuto alla sua posizione: il Tevere lo divide dall’antica città rinascimentale rendendola visivamente vicina ma difficile da raggiungere. Fino alla costruzione dei nuovi ponti post-unitari, a fine Ottocento, per raggiungere Prati o si faceva un lungo percorso passando da Ponte di Castello (oggi ponte Sant’Angelo) ed attraversando il Rione Borgo o ci si avventurava su piccole e instabili barchette, che fungevano da traghetto. Noto era il «ferro-botte» del barcaiolo Toto Bigi, detto “Bocalone” per la sua abitudine a fare grandi bevute. Il traghetto di Toto era al porto di Ripetta ed era individuabile dalla scritta: «Qui ci passa la barchetta».
Fino alla presa di Roma del 1870 Prati di Castello era un’area agricola alle spalle di Castel Sant’Angelo, in epoca romana fu luogo di delizie, poiché vi erano grandi e lussuosi giardini patrizi. Nel medioevo vi erano campi ed orti dove, non di rado, vi si accamparono gli eserciti nemici che assediavano la città. Era anche il luogo dove tradizionalmente ci si recava per fare merende e bisbocce seduti sull'erba o sulle panche delle osterie rustiche. È forse per questa atavica associazione allo svago che il Rione diventò, dall’inizio, sede di luoghi deputati al divertimento.
Il primo Piano regolatore di Roma Capitale, del 1873, non comprendeva l’edificazione di Prati ma, per il forte interesse dei proprietari dei terreni, fu prevista una speciale deroga con un progetto esterno al piano. Ricorda Italo Insolera: “...Prati fu gettato nell’avventura della speculazione: nel 1873 i terreni del Consorzio dei Proprietari di Prati valevano da 3 a 7 lire al metro quadrato; dieci anni dopo saranno valutati a 75 lire” (Roma moderna). Sarà il Piano del 1883 che inserirà ufficialmente l’area nel progetto urbanistico della città.
La Giunta Comunale di Roma dettò una indicazione precisa per il nuovo quartiere: evitare la visuale prospettica della cupola di San Pietro. Siamo nell’Italia post-unitaria, con governi laici ed anticlericali, un Papa che si sentiva ingiustamente ed arbitrariamente espropriato del suo Stato e un re scomunicato; rapporti non certo facili tra Chiesa e Stato. Questo spiega perchè le lunghe vie del quartiere furono tracciate in modo da evitare la prospettiva della cupola vaticana.
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